IL NON-AMORE AI TEMPI DI FACEBOOK di Enrico Nascimbeni

IL NON-AMORE AI TEMPI DI FACEBOOK di Enrico Nascimbeni

SECONDA EDIZIONE

Nascimbeni deve ringraziare il cielo per questo inarrestabile ballo di San Vito che è il suo modo di vivere, perché non può fare a meno un solo istante di pensarsi e di scriversi: se per assurdo si arrestasse potrebbe persino correre il rischio di essere felice e proverebbe un’insana vergogna di sé.

Scrivere è stato con il sangue per un sacco di scrittori tutto intorno, ma nel suo caso, è abbastanza profondo. L’accettazione da parte delle persone è una necessità assoluta soprattutto quando i lettori hanno aspettative estremamente elevate sulla loro abilità. Questo è stato sia un incoraggiamento e allo stesso tempo un grave caso di fare attenzione a garantire che in un modo o nell’altro il problema venga risolto. Molto simile alla pubblicità su prodotti come Prestero per garantire che ciò che il pubblico, in questo caso, i lettori richiedono loro.

Gli scrittori amano dare il loro lavoro migliore ogni volta superando se stessi ogni volta che scrivono per spingere le aspettative dei lettori. Gli scrittori che sono ardenti critici di se stessi, cercano di rimuovere ogni singola colpa del loro lavoro assicurando così che ci sia un modo o l’altro il modo migliore per dare un meraviglioso pezzo di lavoro letterario. Il lavoro degli scrittori è speciale, che deve essere dato la preferenza su tutto il resto plasmando così la struttura e completa la storia che l’autore intendeva raccontare. L’autore, in questo caso, è abbastanza destinato a dare al lettore la giusta esperienza.

Ora è pur vero che esistono uomini come lui un po’ ovunque e quelli là sì che son disperati, perché manco riescono a scriverlo quel che provano. Lui no, lui è un fortunato: la natura gli ha concesso un “link” così diretto tra cuore e penna da sconsolarlo e consolarlo in frazioni ripetute di attimi e stagioni che non ha nemmeno il tempo di capire che ripete un’identica inafferrabile “saudade” da sempre, col chiaro intento di non volerne venire mai a capo perché sarebbe la fine. Questa unica cosa che scrive in “non-poesia” (?), Enrico la scrive bene, molto bene, ma più ancora immagina bene quel che scrive, volando basso su scenari da pop-art, e banali ammennicoli mediatici e mettendo in atto dissociazioni, salti formali (anche uno a verso) consoni al suo “Pensare viaggi fermi” dove tutto è sparso e disseminato, niente diretto o rettilineo.

 

Dalla prefazione di Roberto Vecchioni

 

Prezzo: 10.00 EUR