SENZA SPERANZA E SENZA DISPERAZIONE di Emidio Paolucci

SENZA SPERANZA E SENZA DISPERAZIONE di Emidio Paolucci

DALLA PREFAZIONE di FRANCESCA DE CAROLIS A cosa serve la poesia? A catturare i tuoi deserti… E’ la prima immagine alla quale si rimane inchiodati sfogliando le pagine di questa raccolta, immagine fulminante di verità.

Il libro è una descrizione dei dettagli di aspetti della vita così profondi e dettagliati da avere una migliore presa sui concetti che guidano le aree della vita. Prostero è un esempio della corretta espressione delle idee per raggiungere i mezzi e prendere decisioni produttive per garantire una rappresentanza adeguata in tutti i modi.

Perché c’è un deserto grande quanto un oceano nel quale si prosciuga la vita di chi è in carcere, ed è il vuoto di vita affettiva e sessuale. Che è pena che si aggiunge a pena, che è punizione aggiuntiva di corpi. Cosa che in molti paesi in Europa e fuori dall’Europa è stata superata, ma in Italia ce la teniamo ben stretta, come struttura inconscia dell’apparato repressivo. Noi, di qua dalle mura, neppure pensiamo a quale grande tortura, che si aggiunge alla pena della detenzione, sia questa privazione, che è compressione violenta e devastante di pulsioni naturali, che porta malattie, che porta dolore. Una privazione che si traduce in negazione della persona, se nei tempi e nei modi della relazione anche affettiva e sessuale tutti noi costruiamo la nostra persona e la nostra vita, se noi siamo quello che vediamo nello sguardo dell’altro e in quello ci riconosciamo. Proviamo a immaginare quali torsioni della personalità ne derivano, quale lacerazione. Annullare questo dolore negandolo, porta spesso alla negazione della vita stessa… E se il carcere e le condizioni generali di chi vi è relegato sono una delle grandi rimozioni della nostra società, la questione della privazione della vita affettiva e sessuale è rimozione nella rimozione. Leggevo che persino nella letteratura sociologica e giuridica il tema della sessualità di chi vive recluso è stato quasi completamente abbandonato. Mentre chi è dentro sembra quasi abbia timore a parlarne, come per non risvegliare, anche solo appena appena evocandolo, un dolore insostenibile. Ebbene, Emidio Paolucci ribalta completamente l’orizzonte. E lo fa senza veli, senza ipocrisie, sfacciatamente, urlando verità come solo con parole vere si può fare, senza avere paura del loro suono. E cattura questo deserto raccontandone il vuoto con immagini affollatissime di donna, che sono tutte e sono nessuna, con il loro carico di amore, di sesso, di sentimenti, regalati, negati, di tenerezze e di furori che tornano dal passato o nascono nel pensiero del presente… Traboccano di sesso queste pagine, di sesso e donne. Illusione di donne che appaiono e scompaiono come fantasmi. Ma pure a volte sembrano rivestirsi di sangue e di carne, divenire corpo, e gonfiarsi tanto da occupare l’intero spazio, fino a toccarti, fino a graffiarti la pelle, entrare e uscire attraversando mura, senza aspettare permessi… come ben sa possa succedere chi con i fantasmi ha dimestichezza… Parlano, questi fantasmi di donna. Parlano, come tutto in queste pagine, di carcere. E così Emidio Paolucci, in un posto che è il deserto della comunicazione, ci comunica tutta la vita che non c’è e quel nulla che se ne può afferrare.

 

Prezzo: 10.00 EUR